Comunicato N° 17 del 24 gennaio 2014

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Parte dall’Università di Messina una scoperta che coglie l’interesse dell’intera comunità scientifica internazionale. Si chiama CTVT (Canine Transmissible Venereal Tumor) ed è il tumore più antico del mondo diffuso tra i cani randagi, da 11 mila anni e per il quale esiste una cura. La scoperta, condotta con il Wellcome Trust Sanger Institute e l’Università di Cambridge, rappresenta il punto di arrivo di un lavoro di ricerca iniziato nell’Ateneo peloritano 85 anni fa.

La ricerca, balzata agli onori della stampa scientifica internazionale, è ancora in itinere ed è finalizzata a sequenziare il genoma del tumore e a confrontarlo con i tumori prelevati nelle varie parti del mondo, considerando che questo è un cancro atipico che in 11 mila anni si è evoluto adattandosi, come un parassita, di volta in volta al suo ospite. Si tratta – spiega il prof. Gabriele Marino del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina – della più antica linea cellulare somatica che si conosce, un cancro clonale trasmissibile che si propaga naturalmente attraverso il contatto tra cani e preferibilmente attraverso l’accoppiamento. Il genoma di questa malattia e la relativa cura – continua Marino – ci aiuterà a comprendere i processi che consentono al cancro di essere trasmesso e di essere pronti nel caso in cui un tumore di questo tipo dovesse comparire in altre specie, uomo incluso”.

Soddisfazione è stata espressa anche dal prof. Antonino Germanà, Prorettore con delega all’Internazionalizzazione. “La ricerca del prof. Gabriele Marino rispecchia una sinergia virtuosa tra il nostro Ateneo e prestigiosi centri e istituzioni accademiche estere: dall’Università di Cambridge e di Londra, a centri di ricerca australiani e brasiliani. Il successo scientifico del lavoro che vede coinvolto il prof. Marino, – prosegue Germanà – conferma l’attenzione che l’Ateneo sta riservando ai temi dell’internazionalizzazione e della ricerca di qualità, i quali rappresentano una linea guida imprescindibile per lo sviluppo della nostra comunità accademica”.

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