Comunicato N° 336 del 6 dicembre 2018

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A conclusione del corso di Bioetica per i Corsi di Laurea magistrale di Filosofia Contemporanea e di Metodi e Linguaggi per il Giornalismo, tenuto dalla Prof.ssa Marianna Gensabella, si è svolta ieri, 5 dicembre al DICAM, la simulazione della presentazione alla stampa di un parere elaborato, imitando la metodologia di lavoro del Comitato Nazionale per la Bioetica, su un tema scelto dagli studenti: “L’Accesso delle coppie omosessuali alle tecniche di procreazione medicalmente assistita”.
Il parere è stato preparato da un gruppo di lavoro composto dagli studenti Umberto Di Patti, Emanuele Mangione e Francesca Ravenda, consultando la letteratura bioetica sul tema e avvalendosi, secondo la prassi del Comitato Nazionale per la Bioetica, delle audizioni di esperti, nelle persone dei docenti: Stefano Agosta e Antonella Piccione, per i profili giuridici, Massimo Cacciola per gli aspetti psicologici, Mauro Geraci, per gli aspetti di antropologia culturale, Maria Eugenia Parito, per gli aspetti sociologici. Il parere è stato presentato dagli studenti Umberto Spaticchia e Ilaria Alfieri. Ha discusso il parere il coordinatore del gruppo di lavoro, Emanuele Mangione. La studentessa Cristiana Ferrigno ha elaborato un comunicato stampa che contiene la sintesi del parere e che è stato distribuito agli studenti intervenuti come pubblico.
La presentazione, rivolta come destinatari agli studenti dei Corsi di Laurea triennali di Scienze dell’Informazione: Comunicazione pubblica e Tecniche giornalistiche, e di Filosofia, ha visto anche un’ampia partecipazione di studenti del Liceo Emilio Ainis, guidati dalla Professoressa Josette Clemenza, e di studenti del Liceo Maurolico, in visita al DICAM in occasione dell’Open Day.
Il parere è nato dalla formulazione del seguente quesito: “È giusto estendere l’accesso alle tecniche di procreazione assistita anche alle coppie omosessuali?”
Dopo aver descritto la pratica della fecondazione assistita e la sua regolamentazione nell’ordinamento giuridico italiano, il documento mette in luce come le ricerche più recenti lascino intuire un indice in crescendo del fenomeno, già normato dalla maggior parte dei paesi europei, e presente anche in Italia, nonostante le proibizioni della normativa, grazie al ricorso a tali pratiche in altri paesi.
Gli ambiti presi in esame dal documento sono tre: giuridico, antropologico culturale – sociologico e psicologico. Per ogni ambito il Comitato ha preso in esame diverse correnti di pensiero, esponendo e riflettendo sugli argomenti in modo dialettico, e cercando di giungere, pur da posizioni divergenti, ad un “consenso per intersezione” su alcuni punti.
Tutti i membri concordano nel constatare il superamento del modello di famiglia tradizionale come unica forma di famiglia, unicità confutata dalla presenza nella nostra società delle situazioni più variegate, tra cui le famiglie monogenitoriali e omogenitoriali. Concordano inoltre, sulla base dell’orientamento maggioritario degli studi in materia, e dei documenti di diverse associazioni scientifiche, sull’assenza di danni psicologici per i figli cresciuti nell’ambito di famiglie omogenitoriali. Eventuali disagi sono dovuti a situazioni di omofobia che coinvolgono spesso i minori. A questo proposito si raccomanda all’unanimità di intraprendere campagne di informazione e di educazione contro episodi omofobici e ogni tipo di discriminazione nei confronti dei figli di coppie omosessuali. Il Comitato all’unanimità raccomanda inoltre che vi sia una regolamentazione giuridica sull’adozione da parte di famiglie costituite da coppie omosessuali, che eviti l’attuale incertezza mostrata dalle diverse interpretazioni delle norme da parte della giurisprudenza.
In merito all’accesso delle coppie omosessuali alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, il Comitato esprime invece pareri contrapposti.
Alcuni componenti ritengono che consentire l’apertura a tali tecniche per le coppie lesbiche comporterebbe, oltre il problema della conoscenza delle origini, in comune con le coppie eterosessuali, anche l’apertura alla maternità surrogata per le coppie omosessuali maschili. In merito a tale pratica sociale esprimono una netta contrarietà, adducendo come motivazione i pericoli di un’interruzione progettata del legame gestazionale tra la madre e il bambino.
Altri componenti del Comitato ritengono, invece, necessario regolamentare la maternità surrogata, optando però decisamente per la forma a titolo gratuito (o gestazione per altri), in cui non riscontrano particolari problematiche né per la donna (che liberamente decida di effettuare una gestazione per altri) né per il nascituro (il quale si ritroverà in una famiglia che lo ha voluto fortemente).

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